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Il nome, galantina, lì per lì fa pensare agli antichi gentiluomini che facevano della galanteria un vanto e della cavalleria una virtù, ma per il Treccani deriverebbe dal latino medievale: galatina, gelatina, come testimoniato da alcuni documenti del XIII secolo. Spesso considerata un piatto umbro, in realtà è un classico del pranzo di Natale in tutto il centro Italia che in passato le donne cucinavano per venderlo o barattarlo e di cui, come spesso avviene con i piatti della tradizione, ogni paese ha la sua particolare ricetta: ecco la nostra by Chef Andrea https://youtu.be/zMIi5CEek18...

... siamo tornati in “zona gialla” e per tutto il mese di dicembre saremo aperti anche nei prefestivi. Vi aspettiamo!...

By Marco Paniccià La preparazione del calendario è sempre un momento speciale al Sandwich Time e lo è stato anche quest’anno, se pur con le mascherine e le distanze (la foto di copertina è “pre covid”, scaramanticamente non abbiamo voluto farne una con le mascherine), non sono certo mancate l’allegria, le mille idee di ognuno e l’entusiasmo di tutti. E anche il calendario di quest’anno resterà nei miei ricordi come qualcosa di speciale, di bello, nonostante quest’anno disgraziato che, però, qualcosa ci ha insegnato. Le ricette che abbiamo scelto sono “semplici” nei sapori, anche se non sempre facili, autentiche, legate alla nostra storia: un’idea di Andrea che ha trovato tutti d’accordo “in fin dei conti, le persone chiuse in casa in primavera, cos’hanno fatto? Hanno cucinato e, soprattutto, hanno cucinato i piatti della tradizione”. Pani, pizze, pasta fresca, sughi e arrosti hanno sollevato gli animi, perché la cucina è così, è un piacere che diventa sollievo. Perché la mente concentrata sulla preparazione del piatto, le mani impegnate, l’attenzione all’orologio, a sapori e profumi, ci fanno ritrovare l’equilibrio. Se ci pensate, cucinare è quasi una meditazione tra i fornelli dove la natura ha un ruolo indispensabile grazie alla capacità dei suoi frutti di trasformarsi, di diventare cibo per il corpo e balsamo per l’anima. La natura c’entra molto in cucina, nelle nostre vite e anche con questo maledetto virus. C’è un libro che lo spiega in maniera semplice, raccontando, attraverso testimonianze e documentazioni scientifiche, come moltissime delle spaventose malattie che hanno afflitto e affliggono l’umanità, soprattutto negli ultimi decenni siano state, se non provocate, facilitate dai danni spaventosi che le attività umane provocano all’ambiente. Quindi, ragazzi, tra i buoni propositi per il prossimo anno, mettiamoci quello di comportarci un po’ meglio, di sprecare meno, di comprare il più possibile nei nostri territori, evitando esotismi e prodotti fuori stagione: a Natale, non abbiamo bisogno di fragole. L’anno che verrà, ne sono certo, sarà migliore, ma non dimentichiamoci del bene che ci ha fatto cucinare insieme: troviamo il tempo per farlo ancora, almeno ogni tanto....

Il procedimento è un po’ lungo, ma piuttosto semplice: spazzolate il baccalà per togliere il primo strato di sale, poi lavatelo con cura e delicatezza immergete quindi il baccalà in una bacinella capiente piena di acqua fredda e lasciatelo in ammollo per 24/36 ore avendo cura di cambiare l’acqua ogni 8 ore, ancora meglio se riuscite a tenerlo sotto un filo d’acqua corrente Ora il baccalà è pronto per essere cucinato (ma ricordatevi di eliminare la pelle se la ricetta lo richiede) oppure per essere conservato nel congelatore....

Persino, anzi per primo, all’acerrimo nemico Mc Donald’s: sicuramente c’è una strategia dietro, ma il messaggio è azzeccatissimo Facciamo marketing di comunità. Io, Burger King, vi chiedo di andare a comprare anche da loro perché siamo tutti nella stessa barca...

Se l’autunno è entrato ufficialmente il 22 settembre, è però in questi giorni che lo si sente davvero perché ottobre è la vera porta che divide le stagioni, che ci fa accedere a quel breve corridoio che conduce al nuovo anno. Magari porta un po’ di malinconia, l’estate è definitivamente archiviata fino al prossimo anno, ma, nonostante i primi freddi, è un mese colorato, profumato, saporoso. Più di settembre è il mese del vino e se il sole si fa pallido, le piante si infiammano dei colori che spesso si ritrovano anche in cucina: la zucca, che una volta sfamava le famiglie dei contadini per tutto l’inverno, gli agrumi, i cachi, l’uva e, di nuovo, il vino rosso. Che poi al supermercato li trovi tutto l’anno, ma vuoi mettere quelli di stagione? Quelli di qui? In casa la routine invernale ha ormai preso piede, i ragazzi li vediamo di meno, presi come sono dalla scuola e dai mille impegni pomeridiani, le giornate sono sempre più brevi e, la sera, il divano attira più della passeggiata. Alla corsetta per tenersi in forma, si sostituisce la palestra e, magari, si chiacchiera un po’ meno e si pensa un po’ di più. Almeno è quello che capita a me, con un po’ di voglia di capire cosa è meglio lasciare e cosa portarsi dietro nel prossimo anno. A parte il desiderio, che accomuna tutti noi, di lasciarsi alle spalle questo 2020 che tanti guai e tanto dolore ha provocato con il suo maledetto virus, quasi sempre si tratta di piccole cose, una piccola consuetudine che ha perso di senso o anche solo una sciarpa che non piace più...

Per la prima Giornata Internazionale della Consapevolezza sugli Sprechi e le Perdite alimentari, celebrata oggi in tutto il mondo, la FAO ha sottolineato che: Non c’è più spazio per la perdita e lo spreco di cibo: la pandemia Covid-19 è un campanello d’allarme che ci invita a dare più attenzione al modo in cui produciamo, maneggiamo e utilizziamo il cibo La riduzione delle perdite alimentari e dello spreco di cibo può essere un potente mezzo per rafforzare i nostri sistemi alimentari. L’innovazione, le tecnologie e le infrastrutture sono fondamentali per aumentare l’efficienza dei sistemi alimentari e per ridurne le perdite e gli sprechi Gli interventi pubblici dovrebbero facilitare gli investimenti finalizzati ad arginare le perdite alimentari e a ridurre gli sprechi anche privati Sono necessari modelli di business innovativi, con la partecipazione del settore privato, e nuovi approcci per finanziarli Tutti devono prestare attenzione e non sprecare cibo, per l’umanità e per il pianeta Dove e perché si verificano gli sprechi alimentari Nelle fattorie: le cause principali delle perdite in azienda includono tempi di raccolta inadeguati, condizioni climatiche sfavorevoli, pratiche errate e sfruttamento della manodopera Nei magazzini: le perdite più significative sono causate da uno stoccaggio inadeguato, nonché da decisioni prese nelle fasi iniziali della catena di approvvigionamento che determinano una durata di conservazione molto breve dei prodotti Nelle fasi di trasporto: una buona infrastruttura e una logistica commerciale efficiente sono fondamentali per prevenire la perdita di cibo e le perdite sono spesso causate da strutture inadeguate, malfunzionamenti tecnici o errori umani Nella vendita al dettaglio: le cause dello spreco alimentare a livello di vendita al dettaglio sono legate alla durata di conservazione limitata, alla necessità che i prodotti alimentari soddisfino determinati standard estetici e alla variabilità della domanda dei consumatori. In casa: lo spreco dei consumatori è spesso causato da una scarsa pianificazione degli acquisti e dei pasti. Spesso si compra troppo, non si tiene conto di quanto riportato sull'etichetta e non si conservano adeguatamente gli alimenti aperti ...

Quella del pane è una storia antichissima, più o meno quanto quella dell’umanità, che inizia nel Neolitico, ma i primi panettieri sono stati gli antichi Egizi che scelsero il frumento come base della loro alimentazione e produssero la prima farina nel senso moderno del termine. Successivamente i Greci migliorarono i procedimenti diventando molto abili nella preparazione di pani e focacce e, come avviene ancora oggi, i forni lavoravano di notte perché la mattina i clienti potessero trovare il loro prodotto preferito fragrante e appena sfornato. A Roma sorsero le prime botteghe e, per la prima volta, comparve la categoria dei mugnai e, successivamente, quella dei fornai panettieri, mentre i primi mulini nacquero in Francia e nel Rinascimento il lievito di birra rivoluzionò i processi produttivi. Insomma, il pane è compagno quotidiano di moltissimi popoli e la sua storia è parallela a quella della nostra civiltà: per questo domenica 6 settembre, presso l’Orto dell’Ex Asilo, dalle 18 si parlerà della storia straordinaria di questo alimento  “ordinario". Interverranno la d.ssa Daniela de Carolis, la professores Jessica Piccinini, il dr Alessandro Alesi, Fabio Traini, Emanuele Michilli, Dino Roso, Bruno Amurri e Chef Andrea  che, al termine dell’incontro, offrirà una degustazione di proposte culinarie con il pane protagonista accompagnata dai vini delle Tenute Cocci Grifoni. Per info e prenotazioni 353 9055142,  danieladeca@virgilio.it...